Note per chi conduce, modulo 1
Tempi, come condurre ogni esercizio, temi delicati e cosa fare se qualcuno rivela un abuso.

Linee guida per educatori e operatori dei servizi di sostegno
Queste linee guida sono rivolte a chi lavora ogni giorno con donne adulte, in particolare con donne in situazioni di vulnerabilità o svantaggio: formatrici e formatori, educatori degli adulti, assistenti sociali, consulenti, personale e volontari di ONG ed enti del Terzo settore. Aiutano a riconoscere la violenza economica, spesso invisibile anche a chi la subisce, e a rispondere con competenza ed empatia.
I partner ne hanno individuato il bisogno durante la preparazione del progetto FIRE: esistevano poche risorse pratiche per i professionisti che incontrano nel loro lavoro quotidiano donne colpite da violenza economica. Le sei sezioni nascono dal lavoro comune dei partner e dai focus group che ciascun partner ha condotto sul proprio territorio durante lo sviluppo dei moduli formativi.
Usatele come un piccolo manuale in ogni contesto in cui offrite alle donne educazione formale o non formale, sostegno, informazione o orientamento.
Che cos'è la violenza economica, le sue tre forme principali e la domanda chiave: qualcuno usa il denaro per controllarla?
La violenza economica è una delle forme di violenza più diffuse e, allo stesso tempo, una delle meno riconosciute. Comprende tutti i comportamenti che limitano la libertà di una persona di accedere alle proprie risorse economiche, di usarle e di gestirle. Non coincide con un semplice disaccordo sui soldi o con una difficoltà finanziaria: implica l'uso deliberato del denaro come strumento di potere e di controllo su un'altra persona. L'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere la definisce come qualsiasi atto o comportamento che causa un danno economico a una persona, radicato nella disuguaglianza di genere e rafforzato dalle norme di genere tradizionali (EIGE, 2023).
La violenza economica si presenta in tre forme principali, spesso intrecciate tra loro:
Controllo economico: chi maltratta limita o controlla l'accesso della donna al denaro e alle decisioni finanziarie. Esempi: intestare tutti i conti solo a sé, darle una somma fissa da giustificare voce per voce, pretendere il rendiconto di ogni spesa, prendere ogni decisione economica senza consultarla.
Sfruttamento economico: chi maltratta usa le risorse della donna a proprio vantaggio. Esempi: accumulare debiti a suo nome, prenderle denaro o beni, rifiutarsi di contribuire alle spese comuni pur avendo risorse proprie.
Sabotaggio economico (nel lavoro e nello studio): chi maltratta le impedisce di cercare, ottenere o mantenere un lavoro o un percorso di studio. Esempi: vietarle di lavorare, sabotare colloqui o esami, molestarla sul posto di lavoro, sminuire continuamente le sue capacità.
Progetti e studi nei Paesi di FIRE (Italia, Portogallo e Germania) mostrano che la violenza economica è difficile da individuare, anche per le donne che la subiscono, e che anche quando viene riconosciuta è spesso considerata 'poco grave'.
Questa sottovalutazione ha una ragione precisa. A uno sguardo superficiale, la violenza economica appare spesso del tutto normale: un partner che 'si occupa delle finanze', un conto cointestato, un bilancio familiare gestito da una sola persona. Dall'esterno sembra la normale gestione della casa. La violenza economica, inoltre, non lascia segni visibili e la donna stessa può non riconoscerla come violenza, magari convincendosi di 'non essere brava con i soldi'.
Per chi lavora nei servizi sociali, nell'educazione degli adulti o nel sostegno alle persone vulnerabili, il primo passo è imparare a distinguere una difficoltà economica condivisa da una dinamica di potere a senso unico. La domanda utile non è 'questa persona ha problemi di soldi?', ma 'un'altra persona usa il denaro per controllarla?'
Ricordate inoltre che:
La violenza economica raramente si presenta da sola. È quasi sempre accompagnata da altre forme di violenza domestica e può continuare, o addirittura peggiorare, dopo la fine della relazione, attraverso il mancato pagamento del mantenimento, i debiti comuni o lunghe battaglie legali.
La violenza economica non è sempre esercitata dal partner: può esercitarla anche un genitore, un fratello o una sorella, un figlio o una figlia adulti. La Convenzione di Istanbul riconosce la violenza economica come forma di violenza domestica e comprende gli atti 'che si verificano all'interno della famiglia o del nucleo familiare o tra attuali o precedenti coniugi o partner, indipendentemente dal fatto che l'autore di tali atti condivida o abbia condiviso la stessa residenza con la vittima'.
| Di' così | Evita |
|---|---|
| Chi prende le decisioni sui soldi a casa? Come ti trovi con questo? | Tuo marito gestisce i soldi? È normale in tante famiglie. |
| Molte donne fanno fatica a dare un nome a questo. Non sei l'unica. | Come hai fatto a non accorgerti che era violenza? |
In un laboratorio sul budget, una partecipante dice che non può fare l'esercizio perché il marito 'si occupa di tutto'. Non ha una carta bancaria e riceve ogni settimana dei contanti, di cui deve rendere conto.
La ringraziate, adattate l'esercizio perché possa lavorare con i contanti settimanali che gestisce e più tardi, in privato, le fate una domanda aperta su come si prendono le decisioni sui soldi a casa, chiarendo che è libera di rispondere oppure no.
Un singolo accordo non dimostra una violenza. Chiedersi se una persona decide e l'altra deve rendere conto di sé è la domanda chiave, e una domanda aperta lascia a lei il controllo.
I segnali che si possono notare in un corso, a uno sportello di orientamento o in un programma, e come rispondere senza giudicare né etichettare.
Chi lavora ogni giorno con donne adulte, in un corso di formazione, a uno sportello di orientamento o in un programma di educazione non formale, ha un'occasione preziosa: può notare segnali che altrove passerebbero inosservati. Non si tratta di fare diagnosi o di etichettare qualcuno, ma di restare attenti a indizi che, messi insieme, possono raccontare una storia di violenza economica.
Segnali legati al denaro:
Non sa, o dice di non sapere, quanto guadagna il partner e non ha accesso alle informazioni economiche della coppia.
Deve chiedere il permesso o giustificare con gli scontrini ogni piccola spesa.
Non ha un conto corrente proprio, o non può usarlo liberamente.
Mostra ansia o imbarazzo quando si parla di soldi, di quote di iscrizione o di materiali da acquistare.
Segnali legati al lavoro e allo studio:
Ha difficoltà ricorrenti a frequentare con regolarità: assenze non spiegate, ritiri improvvisi, difficoltà a giustificare i propri orari.
Racconta di essere stata scoraggiata, ostacolata o 'convinta' a lasciare un lavoro o un percorso di studio.
Mostra una forte mancanza di fiducia nelle proprie capacità ('non sono portata', 'non ci capisco niente'), spesso appresa in anni di svalutazione.
Segnali legati alla vita quotidiana:
Isolamento sociale: poche o nessuna amicizia, difficoltà a muoversi liberamente, necessità di rendere conto di dove si trova.
Un partner sempre presente, anche a distanza: telefonate frequenti, richieste di rendere conto della giornata.
Segni di privazione: difficoltà a procurarsi beni di prima necessità, cure mediche rimandate, oggetti essenziali non sostituiti nonostante in famiglia ci sia un reddito.
Presi singolarmente, questi segnali non bastano a confermare una violenza: ogni vita è complessa e generalizzare rischia di essere ingiusto. Ma quando più segnali si ripetono nel tempo, e soprattutto quando emerge un controllo a senso unico (una persona decide, l'altra deve rendere conto di sé), vale la pena restare vicini, senza giudicare, e offrire uno spazio in cui lei possa parlarne, quando e se lo desidera.
Prestate particolare attenzione alle donne in situazioni di ulteriore vulnerabilità: migranti, rifugiate, donne con disabilità, donne anziane e donne molto giovani. Per loro la violenza economica si intreccia spesso con altre forme di dipendenza (dal permesso di soggiorno, dalla lingua, dall'assenza di una rete sociale), e questo la rende ancora più difficile da riconoscere e da raccontare.
| Di' così | Evita |
|---|---|
| Ho notato che ultimamente è difficile per te venire. C'è qualcosa che potrebbe renderlo più facile? | Hai saltato tre incontri. Se non ti impegni, forse questo corso non fa per te. |
| I materiali non costano nulla. Puoi prendere in prestito quello che ti serve. | Chiedi a tuo marito i soldi per il libro. |
Una partecipante esce spesso in anticipo dopo diverse telefonate, si scusa di 'essere un'incapace' e ha smesso di portare a casa il quaderno di lavoro.
Prendete nota del quadro senza trarre conclusioni. Le offrite un momento tranquillo dopo la lezione, le dite che siete contenti che venga, le fate sapere che i materiali possono restare al centro e che ci siete, se un giorno vorrà parlare.
Più segnali insieme suggeriscono un possibile schema, ma il vostro ruolo non è fare diagnosi. L'aiuto pratico e una porta aperta costruiscono fiducia e la aiutano a continuare a venire.
Come reagire quando una donna racconta, o accenna, ciò che sta vivendo: ascoltare, crederle, restare calmi, rispettare i suoi tempi.
Il momento in cui una donna decide di parlare, anche solo per accennare a ciò che sta vivendo, è delicato e prezioso. Il modo in cui reagisce chi ascolta può rafforzare la sua fiducia nel chiedere aiuto, oppure spingerla a chiudersi ancora di più nel silenzio.
Ascoltate senza giudicare. Il vostro compito non è indagare, valutare o mettere in dubbio, ma ascoltare con attenzione e crederle. Frasi come 'sei sicura che sia davvero così grave?' o 'forse hai capito male', anche dette con le migliori intenzioni, possono farla sentire non creduta.
Riportate calma, non allarmate. È naturale preoccuparsi quando si sente parlare di violenza, ma mantenete un tono calmo che dica 'sono qui, ti ascolto' e non 'è un'emergenza'. Reazioni molto forti possono spaventarla e farla chiudere.
Non forzate il racconto. Va bene fare domande aperte e mostrare interesse, ma non insistete sui dettagli. Lei deve sentirsi libera di condividere solo ciò che desidera, con i suoi tempi.
Responsabilità e chiarezza. Una delle cose più utili che potete dirle è che ciò che sta vivendo non è colpa sua. La responsabilità della violenza è sempre e solo di chi la commette, mai di chi la subisce, anche quando lei si sente in colpa per non essere 'brava con i soldi' o per non essersene andata prima.
Spiegate le opzioni, senza imporle. È il momento di farle sapere quali diritti ha e quali risorse esistono (vedi Sezione 5). La decisione su che cosa fare, e quando, è sempre sua. Rispettare i suoi tempi è essenziale: uscire da una situazione di violenza economica è un percorso, non un singolo gesto, e spesso occorre prima costruire le condizioni economiche e pratiche per farlo.
Garantite la riservatezza. Chiarite fin dall'inizio che ciò che condivide resta riservato, salvo i casi in cui la legge stabilisce obblighi diversi (per esempio un pericolo immediato per dei minori). Sapere di trovarsi in uno spazio sicuro la aiuta ad aprirsi.
Fate attenzione al linguaggio. Evitate espressioni che minimizzano ('è solo una discussione sui soldi') o che indirettamente la colpevolizzano ('perché non hai mai controllato i conti?'). Normalizzate invece la sua esperienza e fatele sapere che non è sola: la violenza economica è estremamente diffusa e chiedere aiuto è un segno di forza, non di debolezza.
Accogliere il racconto di una violenza è emotivamente impegnativo. Confrontarsi con colleghe e colleghi quando possibile, e prendersi il tempo per elaborare ciò che si è ascoltato, fa parte di un buon lavoro di cura verso le persone che si sostengono.
| Di' così | Evita |
|---|---|
| Grazie di avermelo detto. Ti credo. | Sei sicura che sia davvero così grave? Forse hai capito male. |
| Non è colpa tua. La responsabilità è di chi controlla i soldi. | Perché non hai mai controllato i conti? |
| Ci sono alcune possibilità che potremmo guardare insieme, quando ti senti pronta. Decidi tu. | Devi lasciarlo subito e denunciarlo. |
| Quello che mi dici resta tra noi, a meno che qualcuno sia in pericolo immediato. In quel caso ne parlerei prima con te. | Tranquilla, nessun altro ne saprà mai niente, qualsiasi cosa succeda. |
Durante una pausa, una donna vi racconta a bassa voce che l'ex partner ha chiesto dei prestiti a suo nome e che ora le chiedono di pagare il debito. Dice: 'È colpa mia, ho firmato senza leggere.'
Vi spostate in un luogo riservato, la ringraziate di avervelo detto e le spiegate con calma che fare debiti a nome di un'altra persona senza un consenso reale è una forma riconosciuta di violenza economica e non è colpa sua. Le chiedete che cosa le sarebbe utile, le dite che esiste una consulenza legale e sui debiti, spesso gratuita, che può aiutarla a contestare il debito e vi offrite di cercare con lei un servizio del territorio.
Si sente creduta, la responsabilità viene attribuita a chi ha esercitato la violenza e riceve opzioni concrete senza pressioni. Il passo successivo resta una sua scelta.
Il peso emotivo della violenza economica, perché ferisce così a fondo e come essere una presenza stabile senza sostituire l'aiuto specialistico.
La violenza economica non è solo un'esperienza materiale: è prima di tutto un'esperienza emotiva profonda. Essere controllate, sorvegliate e private della possibilità di decidere della propria vita lascia segni che nessun estratto conto può mostrare. Le donne che hanno subito violenza economica portano spesso con sé ansia, vergogna e una fiducia in sé profondamente logorata, anche a distanza di molto tempo.
Conoscere i vissuti più frequenti aiuta a riconoscerli e a normalizzarli:
Ansia e paura: una preoccupazione costante per i soldi e per la reazione del partner, che può tenere il corpo in allerta ed è difficile da spegnere, anche quando lei è ormai al sicuro.
Vergogna e senso di colpa: un senso di colpa immeritato per 'non essere brava con i soldi', per 'aver lasciato che succedesse', per aver bisogno di aiuto. Nessuna di queste colpe le appartiene davvero.
Perdita di fiducia in sé: sentirsi dire ancora e ancora di essere incapace logora l'autostima, fino a farle dubitare di scelte che è perfettamente in grado di fare.
Dolore e perdita: il dolore per il tempo perduto, per la fiducia tradita, per la vita immaginata e non vissuta. Fare spazio a questo dolore, invece di scavalcarlo, fa parte della guarigione.
Perché la violenza economica ferisce così a fondo?
Perché colpisce l'autonomia: il denaro è legato alla libertà, alla possibilità di scegliere, alla sua identità di persona adulta e capace.
Perché spesso è invisibile agli altri, e questo aggiunge isolamento al danno.
Perché si costruisce gradualmente, così l'erosione dell'autostima si accumula in silenzio.
Perché può continuare ben oltre la fine della relazione, attraverso debiti e questioni economiche irrisolte, e questo rende la guarigione un processo lento.
Quando offrite sostegno emotivo, potete aiutarla a prendere coscienza di verità che spesso vengono ignorate o sottovalutate:
che non è stata colpa sua;
che qualunque cosa provi (rabbia, tristezza, sollievo, perfino intorpidimento) è una reazione legittima;
che chiedere aiuto è un segno di forza;
che guarire è possibile, con il tempo, il sostegno e la gentilezza verso sé stessa.
Il vostro ruolo non è 'aggiustare' il suo vissuto emotivo, né sostituire l'aiuto psicologico specialistico quando serve. È essere una presenza stabile: qualcuno che ascolta senza minimizzare e la aiuta a ricostruire, un passo alla volta, la fiducia in sé e nelle proprie capacità. Piccoli gesti quotidiani, come riconoscere i progressi, restare in contatto e incoraggiare la cura di sé, possono sostenere questo percorso nel tempo quanto un sostegno più strutturato.
| Di' così | Evita |
|---|---|
| È comprensibile che ti senta così dopo tutto quello che è successo. | Ormai dovresti averlo superato. Erano solo soldi. |
| Oggi quel budget l'hai fatto da sola. È un progresso vero. | Visto? È facile. Non so perché eri così preoccupata. |
| Ti aiuterebbe parlare anche con una psicologa o un consulente? Posso informarmi su che cosa c'è. | So esattamente come ti senti. |
Una donna che un anno fa ha lasciato una relazione violenta racconta che va ancora nel panico quando apre la posta e si sente 'stupida', perché l'ex non ha più alcun controllo su di lei.
Le dite che questo tipo di reazione di allerta è frequente e ha senso dopo un controllo durato a lungo, e che non significa che sia stupida. Le proponete un piccolo passo, come aprire la posta a un'ora stabilita con una tazza di tè o insieme a un'amica, la invitate a provare gli esercizi per calmarsi del Modulo 4 e le offrite informazioni su un sostegno psicologico gratuito, se lo desidera.
Normalizzare la reazione riduce la vergogna. Un piccolo passo pratico costruisce fiducia, e proporre un sostegno specialistico rispetta i limiti del vostro ruolo.
I principali tipi di sostegno, che cosa succede quando una donna contatta un servizio, come contattarlo in sicurezza e la vostra mappa delle risorse locali.
Nessuna donna dovrebbe affrontare da sola la violenza economica e, nella maggior parte dei casi, non deve farlo, perché esiste una rete di servizi nata proprio per questo. Formatrici, educatori e personale dei servizi fanno spesso da ponte tra lei e questa rete: sanno che cosa esiste, che cosa fa e come indirizzarla in sicurezza.
I principali tipi di sostegno:
Numeri di aiuto: linee telefoniche, chat e servizi di messaggistica gratuiti e riservati, spesso attivi 24 ore su 24 e in più lingue. Offrono un primo ascolto e indirizzano ai servizi del territorio. In Italia il numero nazionale è il 1522 (gratuito, attivo 24 ore su 24, anche via chat e con l'app 1522); in Germania il 116 016 (Hilfetelefon Gewalt gegen Frauen); in Portogallo l'800 202 148 (Serviço de Informação às Vítimas de Violência Doméstica).
Centri antiviolenza e case rifugio: ascolto, sostegno legale e pratico e, quando necessario, un alloggio protetto per donne e figli, indipendentemente dalla nazionalità.
Consulenza legale ed economica: gratuito patrocinio per le vittime di violenza (in Italia, per alcuni reati, a prescindere dal reddito; in Germania e Portogallo di solito in base al reddito), consulenza sui debiti e sui diritti economici, aiuto per contestare debiti contratti senza consenso.
Sostegno psicologico e gruppi di auto-mutuo aiuto: sostegno individuale o di gruppo, spesso gratuito, che aiuta le donne a elaborare le proprie esperienze e a ricostruire fiducia in sé e relazioni sociali.
Che cosa succede davvero quando una donna contatta uno di questi servizi? Una persona formata la ascolta senza giudicare, le spiega le opzioni e i diritti a sua disposizione (anche quelli che non conosceva), la mette in contatto con i servizi del territorio più adatti e mantiene riservata la conversazione, spesso anche anonima. Saperlo in anticipo può ridurre molto la paura di fare il primo passo.
Se teme che il partner controlli il suo telefono o il suo computer, alcune precauzioni possono aiutarla a contattare un servizio in sicurezza: scegliere un momento in cui nessuno può sentirla; usare un dispositivo di cui si fida, o scegliere chat e messaggi se telefonare non è sicuro; navigare in modalità privata e cancellare la cronologia; lasciare che sia il servizio a suggerire i passi successivi, senza fretta.
Un compito concreto per chi lavora nel settore è costruire, e tenere aggiornata, una mappa delle risorse del territorio: il numero nazionale antiviolenza, il centro antiviolenza più vicino, il Centro per l'impiego, un patronato o uno sportello di consulenza legale, i servizi sociali del Comune e il consultorio familiare. Averli a portata di mano, magari su un semplice foglio da consegnare con discrezione, permette di rispondere subito nel momento in cui una donna decide di chiedere aiuto, senza farla aspettare né scoraggiarla.
Infine, quando è il momento giusto, ricordate alle donne che rivolgersi a un servizio non significa per forza 'denunciare' o prendere decisioni irreversibili. Può semplicemente cominciare ascoltando che cosa è disponibile, senza alcun obbligo, e poi scegliere che cosa fare con maggiore consapevolezza.
| Di' così | Evita |
|---|---|
| Chiamare un numero di aiuto non significa denunciare qualcuno. Puoi semplicemente fare domande e conoscere le tue possibilità. | Devi chiamare la polizia. |
| Se telefonare non è sicuro, molti servizi offrono una chat. Per te andrebbe meglio? | Chiamali stasera da casa. |
Una partecipante chiede, quasi di sfuggita, se c'è un posto dove un'amica potrebbe ricevere consigli, perché il marito controlla tutti i soldi. Accenna al fatto che suo marito le controlla il telefono.
Rispondete alla domanda così come è stata posta, senza indagare. Spiegate che cosa fanno un numero di aiuto e un servizio di consulenza legale e che cosa succede quando li si contatta, e le offrite il foglio stampato con le risorse del territorio. Le dite che potrebbe usare un computer del centro o un servizio di chat in un momento sicuro.
Rispettare la cornice 'dell'amica' la mantiene al sicuro e con il controllo della situazione. Informazioni pratiche e discrete e consigli per un contatto sicuro abbassano le barriere al primo passo.
Domande che aiutano a valutare il rischio attuale, che cosa comprende un piano di sicurezza pratico e come sostenere passo dopo passo la sicurezza economica a lungo termine.
Uscire da una situazione di violenza economica, o anche solo cominciare ad affrontarla, richiede attenzione sia alla sicurezza nel presente sia alla costruzione di una stabilità per il futuro. Un piano di sicurezza non è una procedura burocratica: è una forma pratica di cura di sé, utile sia per le donne che restano sia per quelle che decidono di andarsene.
Sicurezza immediata. Alcune domande possono aiutare a valutare il livello di rischio attuale. Ha accesso, anche minimo, a denaro proprio? Sa a chi rivolgersi in caso di emergenza? Ha un luogo sicuro dove andare se necessario? Ci sono segnali che la situazione sta peggiorando (minacce, controllo crescente, isolamento maggiore)? Ricordate che il momento in cui una donna comincia a prendere le distanze da una relazione violenta, anche con piccoli passi verso l'indipendenza, può essere il momento di maggior rischio, perché chi esercita violenza può percepire una perdita di controllo e reagire in modo più aggressivo.
Un piano di sicurezza pratico può comprendere:
Conoscere a memoria, o conservare in un luogo sicuro, i numeri di aiuto e quello di una persona di fiducia da chiamare in qualsiasi momento.
Tenere una copia dei documenti importanti in un posto a cui solo lei può accedere.
Se è sicuro farlo, mettere da parte una piccola somma per le emergenze.
Individuare in anticipo un luogo dove potrebbe andare rapidamente in caso di necessità.
Pensare a un modo discreto per chiedere aiuto, anche solo una parola concordata con una persona di fiducia.
Sicurezza a lungo termine. Oltre l'emergenza, costruire la sicurezza economica è un processo che si sviluppa passo dopo passo: aprire, o cominciare a usare, un conto corrente a proprio nome; conoscere i propri diritti su casa, lavoro e credito; avviare un percorso di educazione finanziaria di base; costruire, poco alla volta, una rete di persone di fiducia (amiche, familiari, colleghe e colleghi) che riduca l'isolamento.
Aiutatela a vedere questo percorso come una serie di passi, non come un salto: riconoscere che qualcosa non va; fare un primo contatto sicuro; costruire con un servizio un piano concreto; poi agire con i propri tempi, con un sostegno continuo. Il percorso non è lineare e spesso servono più tentativi prima che porti a un cambiamento duraturo. Non è un fallimento, ma parte del processo.
Se accompagnate questi percorsi, il vostro ruolo è tenere viva la speranza senza mai forzare i tempi. È sempre e solo lei a poter decidere quando e come muoversi. Il vostro compito è offrire gli strumenti e la presenza costante di cui ha bisogno per farlo in sicurezza, quando è pronta.
| Di' così | Evita |
|---|---|
| Ad alcune donne è utile pensare a qualche passo 'per ogni evenienza'. Ti andrebbe di farlo insieme? | Se non te ne vai adesso, andrà solo peggio. |
| Andare avanti e indietro è molto comune. Non cancella quello che hai imparato. | Ma il mese scorso avevi detto di essere pronta. Che cosa è successo? |
Una donna vi racconta di aver cominciato un lavoro part-time e di aver aperto un conto corrente a suo nome. Da allora il partner è diventato più sospettoso e l'ha minacciata parlando di 'che cosa succede se se ne va'.
Riconoscete i suoi progressi e le dite con calma che il momento in cui una donna conquista indipendenza può essere un periodo di rischio più alto. Le chiedete se sa chi chiamare in caso di emergenza e se ha un luogo sicuro dove andare, e le proponete di costruire insieme un piano di sicurezza, conservando l'eventuale copia scritta sotto un titolo neutro. Le suggerite di contattare un centro antiviolenza per una valutazione del rischio più completa.
Il controllo crescente e le minacce sono segnali di allarme. Dare un nome al rischio senza allarmare, e pianificare insieme, la protegge nel rispetto delle sue scelte.
Uno scenario a bivi: una partecipante accenna alla violenza economica. Scegli cosa dire e ricevi un riscontro basato sulle linee guida.
Apri lo strumentoTempi, come condurre ogni esercizio, temi delicati e cosa fare se qualcuno rivela un abuso.
Tutti i quiz in slide con le risposte, per le sessioni di gruppo.
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Pianificate un incontro FIRE di 120 minuti con una lezione di un modulo o una Pillola formativa, compresi i passi per la sicurezza e il benessere.
Registrate presenze, ore e fasi di valutazione di un gruppo pilota FIRE, usando codici al posto dei nomi.
Il questionario di 12 voci sulla fiducia con i soldi usato prima e dopo il percorso, con medie per area e variazioni calcolate in automatico.
Un breve modulo di feedback anonimo, in linguaggio semplice, per le donne alla fine di un incontro o del percorso.
Una guida di una pagina, passo dopo passo, per formatori e personale quando una donna rivela una violenza economica, basata sulle linee guida FIRE.
Una registrazione minima, basata sul consenso, dell'invio a un servizio di sostegno, con il codice della partecipante.
Un report strutturato per i focus group con formatori, operatori dei servizi o donne, con risultati anonimizzati e raccomandazioni.
Un modello di report per gli eventi moltiplicatori locali che hanno presentato i risultati di FIRE, con programma, partecipanti, feedback e documentazione.
Un modello per documentare, con consenso e in forma anonima, come sono cambiate la fiducia con i soldi e l'indipendenza economica di una donna durante e dopo FIRE.
Un'attività di apprendimento, insegnamento e formazione (LTTA) di due giorni in Italia per otto educatori degli adulti delle organizzazioni partner (quattro di Informamentis Europa, due di EDUMANSHA, due di Never Give Up Förderverein). Li prepara a condurre i moduli formativi e le Pillole formative FIRE con donne in situazioni di vulnerabilità, ad applicare le linee guida FIRE nel proprio lavoro e a trasmettere ciò che imparano ad altri educatori degli adulti. Il Giorno 1 è dedicato a comprendere la violenza economica e a sviluppare le competenze per affrontarla; il Giorno 2 al sostegno alle donne attraverso l'educazione degli adulti e l'educazione finanziaria.
| 09:30 | Accoglienza e presentazione degli obiettivi della LTTA Presentazione in plenaria; definizione condivisa delle regole del gruppo per i due giorni | 30 min |
| 10:00 | Presentazioni: la nostra esperienza con donne in situazioni di vulnerabilità Interviste a coppie, poi ciascuno presenta la persona intervistata; chi facilita raccoglie i temi su una lavagna a fogli mobili | 45 min |
| 11:00 | Introduzione ai moduli formativi FIRE Visita guidata dei moduli da M1 a M4: lezioni, esercizi, casi studio, quaderni di lavoro, strumenti del sito e piattaforma LMS | 30 min |
| 11:30 | Definire la violenza economica, le tattiche di chi la esercita e riconoscerne i segnali Discussione basata su M1 (da L1.1 a L1.3) e sulle Sezioni 1 e 2 delle Linee guida; in piccoli gruppi si prova l'Esercizio 1.1 'Violenza o no?' e lo strumento Riconosci la tattica | 60 min |
| 13:30 | Strategie pratiche per insegnare educazione finanziaria, budget e gestione del denaro Dimostrazione ed esercitazione con M2 (L2.1, L2.2): metodo 50/30/20, budget a base zero e metodo delle buste; gli educatori provano lo strumento Crea il tuo budget come se fossero allieve | 45 min |
| 14:15 | Discussione di gruppo: ostacoli alla promozione dell'indipendenza economica e possibili soluzioni World café in tre giri (gli ostacoli nei nostri contesti; che cosa ha funzionato; che cosa può aggiungere FIRE), poi una breve plenaria | 45 min |
| 15:15 | Educazione giuridica per l'indipendenza economica Breve intervento su M3 (L3.1, L3.2): Direttiva (UE) 2024/1385 e diritti su conto corrente, casa, lavoro e credito; rapido lavoro su casi a coppie | 30 min |
| 15:45 | Tecniche per gestire lo stress e costruire la resilienza emotiva Esercitazione esperienziale da M4 (L4.2): respirazione 4-4-6, radicamento 5-4-3-2-1; riflessione sul loro uso nei gruppi | 30 min |
| 16:15 | Domande e risposte e valutazione del Giorno 1 Domande e risposte libere; breve feedback scritto sulla giornata | 15 min |
| 09:30 | Panoramica delle Pillole formative Presentazione delle Pillole da P1 a P6: breve video, infografica, formato per i social media e scheda; come usarle nei laboratori, nello studio autonomo e online | 45 min |
| 10:15 | Esercitazione sulla conduzione di una Pillola: preparazione Gli educatori lavorano a coppie per pianificare una conduzione di 10 minuti della Pillola scelta, usando la traccia per la conduzione | 30 min |
| 11:00 | Esercitazione sulla conduzione di una Pillola: conduzione Ogni coppia conduce la propria Pillola con il gruppo, che partecipa nel ruolo delle allieve | 60 min |
| 12:00 | Feedback tra pari sull'approccio formativo Feedback tra pari strutturato in piccoli gruppi, poi una plenaria sugli insegnamenti comuni | 30 min |
| 13:30 | Un approccio sensibile e informato sul trauma Intervento sui principi dell'approccio informato sul trauma; esercitazione con lo scenario Rispondere a una rivelazione; gioco di ruolo con gli esempi 'cosa dire e cosa evitare' delle Sezioni 3 e 4 delle Linee guida | 60 min |
| 14:30 | Creare spazi sicuri e gruppi di sostegno tra pari per le donne In piccoli gruppi si progettano regole del gruppo, disposizione della sala e una routine di sostegno tra pari; condivisione in plenaria | 30 min |
| 15:15 | Pianificare gli incontri pilota in Italia, Germania e Portogallo I gruppi nazionali pianificano il proprio pilota con il kit del pilota: reclutamento, date, sede, formato blended, sostegno alle partecipanti, valutazione | 45 min |
| 16:00 | Valutazione, conclusioni e attestati Questionario finale e modulo di valutazione della LTTA; giro conclusivo; attestati | 30 min |
In ogni Paese partner, gli educatori che hanno partecipato alla LTTA conducono un pilota con circa dieci donne: quattro incontri di 120 minuti (8 ore), in modalità blended, con studio autonomo facoltativo sul sito FIRE tra un incontro e l'altro. Il pilota usa i moduli formativi, le Pillole formative e gli strumenti interattivi, e raccoglie questionari iniziali e finali e il feedback di donne e formatori per migliorare i materiali. Hanno la precedenza le donne con un'indipendenza economica limitata ed esposte al rischio di violenza economica. Gli incontri possono svolgersi in presenza, online o in modalità blended: adattate la modalità al gruppo e mantenete contenuti e tempi.
Ogni partner organizza un focus group con cinque partecipanti: un gruppo equilibrato di educatori degli adulti, operatori dei servizi e donne con esperienza diretta. La discussione è semi-strutturata: i partecipanti rispondono a domande preparate e possono anche condividere altre riflessioni e idee man mano che emergono. Una persona moderatrice con esperienza in parità di genere, violenza economica ed empowerment sociale mantiene la discussione rispettosa e fa in modo che tutti siano coinvolti. I partner condividono i report dei focus group e i risultati confluiscono nelle versioni finali dei moduli formativi, delle Pillole formative e delle linee guida. I partner offrono un sostegno personale perché le donne del gruppo possano partecipare.
Un evento ibrido di mezza giornata (in presenza e online) per circa 30 partecipanti a evento, che presenta i risultati di FIRE agli stakeholder e alle comunità locali: educatori degli adulti, assistenti sociali, operatori dei servizi, ONG, organizzazioni educative, enti locali e associazioni di donne. Informamentis Europa ne organizza uno in Italia ed EDUMANSHA uno in Portogallo, con questa metodologia di Never Give Up Förderverein. Ogni evento ha lo scopo di mostrare i materiali in azione, raccogliere feedback e invitare le organizzazioni a usare i risultati e a entrare nella rete di sostegno online.
15 min · Arrivo, registrazione (in presenza e online) e benvenuto
20 min · La violenza economica: perché è importante, e la Direttiva (UE) 2024/1385
20 min · Il progetto FIRE e i suoi risultati: moduli, Pillole formative, linee guida, strumenti e rete
30 min · Dimostrazione pratica: una Pillola formativa e uno strumento interattivo, con la partecipazione di chi è collegato online
20 min · Voci dai piloti: gli educatori raccontano che cosa hanno imparato (e le donne, se lo desiderano e con il loro consenso)
15 min · Pausa e networking
30 min · Discussione: come può la vostra organizzazione usare FIRE? Piccoli gruppi in sala e stanze virtuali online
10 min · Come entrare nella rete di sostegno online e accedere ai materiali
10 min · Modulo di feedback e chiusura
Crea un gruppo per il pilota o la classe e dai il codice alle partecipanti. Vedi l'avanzamento, mai le risposte o le riflessioni.
Gli account per educatori sono attivati dal team FIRE. Scrivici dalla pagina Contatti.
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